8 - Il passaggio
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Gloria al Prescelto, Gloria all’antico, Gloria perpetua, in quest’alba di vittoria!!!!
"Alla corte del sommo re Chaos, solo il sangue potrà scrivere le proprie tragedie…."
I guerrieri Divini marciano dai picchi argentei guidati dai venti dorati, del mondo onniscienti….
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"Grande spirito, risorgi in me: schiudi le mie palpebre affinchè i miei occhi vedano la luce vera, fa' che le mie mani servano solo gli altri, ridona la speranza alla mia anima e rendi il mio spirito e il mio corpo una lama affilata contro le tenebre che avanzano. Ti offro la mia vita in cambio di questi doni, nella speranza che, dopo la morte, io possa ricongiungermi con la verità."Mi sento diverso, adesso. Tutto il mio modo di percepire è diverso, sembra che adesso io esista, nel mondo, in un modo diverso. Come se tutto quello in cui credevo, in cui speravo fosse adesso tangibile in me e fuori di me, come se i miei occhi vedessero e le mie orecchie sentissero adesso per la prima volta: ovunque io mi volga, ogni cosa è illuminata. Vedo in quest'alba l'inizio di un lungo cammino.
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Bosco dimenticato - Radura dell'agguato
La notte sta procedendo tranquilla, a parte lo strano sogno da cui mi sono poc'anzi destato, ma il fuoco acceso dal vecchio scoppietta leggero, mi rassicura: ho riaperto gli occhi con quella strana figura che mi sorrideva, ho visto quelle ormai consuete scene di guerra, in lontananza scuri esseri alati che si abbattono su guerrieri recanti le insegne di Thàros, mentre altri devastano il popolo incolpevole e sono stato poi quasi risucchiato via da quella scena, mi sono ritrovato in quel vicolo di Ancelot, mi sono visto minacciato da quei tre poveracci, mi sono visto colpire l'uomo che ho ucciso come se fossi io stesso a ricevere il colpo, i suoi compagni scappare. Mi sono visto allontanarmi in fretta, ricordo come mi sentivo, ma la visione è rimasta lì, i due balordi sono tornati, hanno preso il corpo, l'hanno portato a casa: donne, bambini, pianti, lamenti; poi un pezzo di nuda terra, e una spoglia croce di legno... e poi quella figura, scura e indefinita con quel sorriso, che mi ha destato. Sto approfittando del turno di guardia con la giovane, mi pare abbia detto di chiamarsi Estele, per tenere il conto sul mio diario dei fatti finora avvenuti.
Uscendo dal Garden mi sono reso conto che la situazione in città è davvero brutta: le strade della festa sono deserte e la piazza dei templi sembra aver subito un assedio; ho inoltre appreso, e visto, che il priore del tempio di Pelor è perito per difende al dimora della sua fede, così ho lasciato una donazione pregando che fosse sepolto in modo onorevole. E' passato meno di un giorno da quando abbiamo lasciato Ancelot alla volta del Bosco Dimenticato, siamo qui a riposare dopo il viaggio e a prepararci per continuare la nostra missione: adesso tuttavia dobbiamo anche recuperare la metà del nostro gruppo, visto che agli originari sei si sono aggiunti altri due componenti, una stupenda ragazza dai capelli d'oro e un robusto scavezzacollo che sembra non avere propriamente la testa sulle spalle, dove anzi è solito alloggiare uno strano lucertoloide. Il monaco mezz'orco che ci ha fatto strada si chiama Kah RUnk, ci ha condotti abbastanza agevolmente fino al limitare del bosco, dove è sorta una discussione sull'opportunità di attraversarlo o aggirarlo con due giorni di cammino: la scarsità di provviste e l'opportunità di incontrare nemici della città rifugiati tra gli alberi ci ha convinto che avventurarci all'interno della boscaglia sarebbe stato più proficuo. Il piccolo gnomo è sparito tra gli alberi, mentre Kah Runk si distraeva per cogliere uno strano fiore, tornando poco dopo e sostenendo che uno scoiattolo gli aveva indicato la direzione da seguire: ho visto e credo vedrò molte altre cose strane, forse dovrei abituarmi anche a questo. Incamminandoci all'interno dopo poco tempo abbiamo avvistato un fuoco: un taglialegna, Marcus, e suo figlio stavano discutendo accanto al cadavere di uno dei ribelli, trafitto da tre frecce. Gli abbiamo chiesto delucidazioni al riguardo, sosteneva che fosse stato suo figlio a colpirlo dopo averlo visto correre nella direzione da cui provenivamo con indosso abiti simili ai miei. Ci siamo fatti indicare una via e gli abbiamo chiesto di guidarci a patto che, se avessimo incontrato delle figure scure dalle orecchie a punta che lui sembrava temere, fosse stato libero di andare. Questa possibilità non ha infatto tardato a verificarsi: lungo un declivio del terreno abbiamo cominciato a sentire i nostri passi più pesanti, la ragazza bionda, che ha una strana luce negli occhi, una luce familiare peraltro, ci ha avvertiti di qualcosa di innaturale nell'aria ed una strana nebbia ha cominciato a fluttuare fino alle nostre ginocchia. Quando siamo arrivati in questa radura ci siamo fermati perchè il rumore di uccelli in allerta ci ha turbato, e ho sentito l'esigenza di invocare il potere di Thàros per essere sicuro che non ci fosse una reale minaccia: per la sua gloria egli ha risposto, ma purtroppo mi ha rivelato, non capisco ancora come, che eravamo circondati. Ho gridato a Marcus di fuggire, quando alcune voci hanno cominciato a rivolgerci parole d'odio e di minaccia, dicendo che eravamo in un luogo sacro, l'avevamo profanato, uccidendone gli abitanti in nome del vessillo che portavo indosso. Mi sono rifiutato di combattere per dimostrare le mie intenzioni e ho rinfoderato le armi, che tutti avevamo estratto per essere pronti a difenderci, alchè alcune figure dalla pelle scura e le orecchie a punta sono scese dagli alberi e ci hanno circondato: la nebbia è salita ancora più in alto, facendoci perdere la percezione delle nostre posizioni, e quando si è diradata, quattro di noi erano solo delle illusioni, i due monaci Fenar e Kah Runk, lo gnomo Ryn e lo scavezzacollo Gambling, illusioni che sono presto svanite come la nebbia...
[mancano parti di testo]
...Siamo tornati in questa radura, dove riposeremo fino all'alba per poi cercare di recuperare gli altri membri del gruppo e di adempiere a questa nuova missione. Spero di tornare presto ad Ancelot per mettere a posto un po' di cose.
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In realtà Kah Runk è lietissimo di aver trovato dei compagni di viaggio. Sebbene ami la vita del viaggiatore, non s'è ancora abituato del tutto a camminare senza la compagnia del suo maestro, ed in fondo ha sempre desiderato avere i compagni d'avventura che sognava nei suoi solitari pomeriggi da bambino - o cucciolo di mezz'orco.
Alfine una missione. Mi auguravo che la notte passasse oltre senza intoppi, poter riposare è una cosa di cui, temo, sentirò presto la mancanza: subito dopo il trambusto degli incendi e delle esplosioni le guardie hanno condotto me, il monaco che ha ucciso la figura nera, il draconico con il tagli sul viso e un altro, enorme, monaco nelle prigioni, per essere interrogati. Gli abbiamo detto tutto ciò che sapevamo e che avevamo visto, ho pure consegnato il biglietto trovato nelle vesti indosso al cadavere dell'aggressore. Eppure il capo delle guardie, una figura possente, con i capelli sciolti a celarne lo sguardo non è sembrato essere soddisfatto, nè rassicurato.
Dopo diversi minuti sono arrivate altre tre persone, testimoni dell'altro incendio dall'altro lato della città: anch'essi sono stati interrogati, ma anche dalle loro parole nulla di nuovo è emerso. Finchè un paio di guardie hanno fatto irruzione nella stanza, una vistosamente ferita. Un altro attacco! Ed eccomi a correre dietro le guardie, di nuovo fuori del garden a dare una mano per sistemare le cose. Tre case in fiamme, stavolta, ma già la gente si affolla intorno con secchi e teli: mi bagno la veste e la testa e corro dentro, seguito dai due monaci. Dentro, un altro nobile cittadino, sempre di sangue draconico, era in mischia contro due di quelle figura incappucciate: il monaco enorme vedendone una correre verso di noi l'ha afferrato immobilizzandolo, il monaco di Thàros si è indirizzato verso l'altro per evitare che il nobile avesse la peggio, io mi sono gettato con tutta la mia foga sullo stesso bersaglio, colpendolo. Reso inoffensivo il primo, ci rendiamo conto che l'altro è riuscito a liberarsi dalla morsa ed è scappato, gettandosi da una delle finestre. Il salto nel vuoto però deve aver fatto ciò che noi non potevamo più fare. Dalla strada mi sono fatto lanciare delle corde e siamo scesi appena in tempo prima che la casa esplodesse per l'ennesima ampolla esplosiva lanciata dalla nera figura prima di scappare: appena in tempo per vedere la casa accanto essere semidistrutta dal botto e dal fuoco, con una strana, piccola figura che sbuca da un angolo gridando "aiuto! aiuto! di là! di là!" indicando verso la casa: seguo il piccolo essere barbuto, che riconosco essere stato con gli altri nella sala dell'interrogatorio e mi arrampico al piano di sopra per mezzo di una corda. La situazione sembra critica: due figure, un anziano guerriero e una donna, giacciono prive di sensi al suolo mentre una giovane benvestita sta alla finestra a reggere la corda. Sollevo, una ad una, i due corpi privi di sensi, lasciandoli cadere su un telone approntato di sotto, e aspetto che la ragazza scenda giù: cercando di sentire altre voci mi rendo conto che le fiamme non mi permettono di udirne, così mi avventuro oltre la porta della stanza, per cercare nelle altre eventuali superstiti. Devo essere svenuto, però.
Mi sono risvegliato in una lettiga, nel garden, con dei seguaci dell'ordine che mi imponevano le mani per farmi riprendere. Controllando in giro, noto con piacere che sembrano esserci tutti. Mi dicono che uno dei responsabili è stato preso vivo e che possiamo assistere all'interrogatorio, così mi rialzo e seguo le guardie. Di nuovo nella medesima sala delle prigioni, una delle nere figure è incatenata ad una delle pareti, ma non ha intenzione di parlare. L'anziano guerriero, anche lui sembra essersi ripreso, con pazienza e determinazione, e un po' di metodo, mi sembra, riesce a scucirgli preziose informazioni riguardo al suo gruppo, ma non ai suoi mandanti, dopodichè il ribelle si morde la lingua, lasciandosi soffocare.
Il capo delle guardie ci rivolge allora una richiesta piuttosto impegnativa: le guardie cittadine non possono allontanarsi in questo momento, per non generare il caos per la strade, quindi dovremo essere noi, noi sei, a stanare il gruppo di ribelli dal simbolo del drago nero caduto. Io e il monaco, altra guardia di Thàros, accettiamo senza esitazioni. L'enorme monaco dice di dover partire all'alba, ma di non avere una meta precisa e quindi decide di fare strada insieme a noi, la ragazza sembra consultarsi con l'anziano guerriero, forse il suo tutore, e decide di seguirci, il guerriero accetta con le spalle larghe, e la piccola figura lo imita. Ci hanno dato un'ora per farci trovare ai cancelli del garden, io ho avuto il tempo di incontrare Melagor, che mi ha dato una sorta di frusta piuttosto pesante e rigida e un amuleto di cuoio con una vistosa pietra violacea:"Un regalo personale" ha detto.
Ho pochissimo tempo per scrivere, spero di non aver dimenticato nulla di importante. Ah, già, Felipe sembra non essere coinvolto, o almeno, così è arrivato a rispondere l'uomo nero prima di togliersi la vita. Non so se esserne sollevato o meno.
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E' mattina, sono appena sveglio, ma il sole è già alto.
Il ricordo di ieri è ancora vivo nella mia mente, fervido e scolpito come pochi momenti della mia vita. Ho superato la prova, sono stato accettato nell'ordine!
E' stata davvero una giornata che non dimenticherò...nel bene e nel male. Mio padre non mi ritiene ancora maggiorenne, e mi sono già fatto dei nemici. Ho fatto il giro della città come pensavo, solo che mi sono perso, sono stato aggredito da tre disperati, volevano derubarmi, ma se non avessi reagito sono certo che sarebbero arrivati a uccidermi. Ho dato un affondo col mio stocco al più vicino, che si è accasciato a terra senza nemmeno tentare di scansarsi: mi è morto tra le braccia poco dopo, gli altri due sono fuggiti. Ho adagiato lì il suo corpo, spero che qualcuno si sia occupato di lui...e...mi vergogno a dirlo...sono fuggito.
Mi sono ritrovato quasi per caso davanti al tempio di Pelor, sono entrato correndo e tutti mi hanno guardato stupefatti. Solo dopo, a mente lucida, ho capito perchè: un giovane in armatura, insanguinata per di più, entra correndo in un tempio in cui regna il silenzio e le salmodie... mi sono andato a sedere in una panca, vicino alla statua di Pelor, e un chierico è venuto a chiedermi come stavo. Abbiamo parlato per un pezzo, è la prima persona con cui io sia riuscito a conversare sinceramente a parte Alexis da quando sono partito da casa. Mi ha fatto riprendere, ha messo nella giusta prospettiva l'accaduto: credo che, se voglio davvero entrare nell'ordine di Thàros, che qualcuno muoia per mano mia non sarà cosa tanto rara. Mi converrebbe abituarmi all'idea.
Dopo sono tornato alla locanda, passando solo per la via principale, ho atteso lì la cena, ho raccattato tutte le mie cose e sono arrivato qui al Garden, per la prova: come sempre ero atteso, sia dalle guardie, alle porte, sia da Melagor, una volta dentro. Mi ha condotto in un altro edificio, pieno di porte e corridoi, fino ad arrivare in una stanza, simile al seggio di un consiglio, dove mi è stato ordinato di attendere. I seggi si sono riempiti di figure incappucciate, come quelle nella locanda, dopo poco tempo, e il tavolo del capo del consiglio è stato occupato da Melagor in persona, con una figura incappucciata a lui simile, ma vestita di nero. Infine è stata chiamato il mio rivale: sono rimasto interdetto quando ho visto la stessa veste blu e gli stessi ciuffi biondi che avevo incrociato in locanda.
Felipe De Lancaster, è dunque il suo nome: tutti nel seggio parlano bene di lui e tessono le sue lodi, motivando il consiglio a far entrare lui e non me nell'ordine. Ma la scelta, dice il capo del consiglio, non può avvenire così: servirà un duello alla pari, chi prevarrà sarà ammesso. Siamo stati dunque condotti alla fontana al centro del Garden, sono stato spogliato dell'armatura, mi è stata fatta scegliere un'arma, uno stocco, e sono stato fatto entrare nella fontana, la cui acqua mi arrivava alle ginocchia. Felipe ha preso invece un grosso martello da guerra che non prometteva niente di buono se fosse arrivato a colpirmi. Ho affondato per primo vista la sua lentezza, alla spalla, forse il dover mirare per evitare di rivedere la scena del pomeriggio mi ha distratto, perchè mi sono ritrovato con il petto sconquassato da un colpo poderoso e il piede di Felipe a stritolarmi tra sè e il terreno.
Solo una voce familiare ha impedito la mia fine: Alexis! Il mio fratello maggiore era lì, a proteggermi ancora una volta. Portava notizie sconvolgenti, la famiglia di Felipe pagava per far entrare i suoi primogeniti nell'ordine. Melagor si è messo a ridere sguaiatamente, in modo quasi folle, mentre io ero interdetto tra le notizie e i colpi subiti, ma ho visto immobilizzare Felipe e la figura incappucciata, vestita di nero, il capo del consiglio, fratello di Melagor, che gli sussurrava delle strane parole. Sono quasi sicuro che fosse la lingua dei draghi, devo cercare cosa significavano, perchè non avevo mai sentito nessuno parlarla, l'avevo solo vista scritta in antichi libri, fino adesso. Ho fermato la sorella di Felipe, che tentava di fuggire, le guardie l'hanno portata via, insieme al fratello.
Melagor si è avvicinato a me e tutti ci siamo spostati nella sala dei ritratti con il corpo di Harvald. Melagor mi ha dato una tunica dell'ordine e me l'ha fatta indossare, per fortuna lo stocco ha impedito che mi facesse soffocare al prezzo di un piccolo livido, pronunciando delle parole cerimoniali: "...Con questa tunica...". Sono salito in cima alle scale, mi sono inginocchiato di fronte alla teca, ho deposto il mio stocco ai piedi della teca, e di nuovo la mia mente è stata investita dalle immagini di guerra, demoni, devastazione, e di una truppa di uomini in armatura con un vessillo del Drago che urlavano "Lode a Thàros!", e poi Harvald con uno strano sorriso sulle labbra a porgermi il mio stocco. Ho riaperto gli occhi, il mio corpo irradiava di luce, lo stocco era di nuovo nelle mie mani, il corpo di Harvald sembrava sorridere realmente. Ho fatto scemare la luce, visto che riesco a controllare questa mia strana capacità, e girandomi ho visto la folla applaudire verso di me. Sono corso verso mio fratello e Melagor, abbracciandoli.
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Ancelot - Locanda del destino
Sono finalmente arrivato nella Capitale. Un uomo con un carro mi ha risparmiato un paio di giorni di pesante cammino: vedevo intorno a noi sempre più gente, sembra che questa festa sia davvero importante per attirare così tante persone. Una sosta del mio ospite mi ha inoltre permesso di fornirmi di un equipaggiamento adeguato per quello che mi aspetta: un fabbro ha adattato una sua corazza al mio fisico, mi sento un grosso lucertolone rumoroso e metallico, ma sono sicuro che non avrò grosse difficoltà a muovermi, se dovesse servire; ho preso anche uno scudo e una spada, una spada vera, non il mio stuzzicadenti, come lo ha sempre chiamato Alexis. Spero di non doverle usare, invero.
Ai cancelli di Ancelot, Rasheed, l'uomo del carro, sembrava avere dei problemi con le guardie, quando sono sceso mi chiedevano se fossi suo figlio, ma quando ho detto chi ero, stupiti, hanno subito smesso di fare domande e ci hanno lasciati entrare. Ho dato qualche moneta a Rasheed e mi sono incamminato tra la folla: nessuno sembrava far caso a me, la cosa mi solleva. La città è come la ricordavo: enorme, affollata e fredda. Mi sono diretto subito verso il Garden, sulla via c'era il tempio di Pelor, sono entrato e l'ho ringraziato per la buona riuscita del viaggio.
Mi avevano detto che in questi giorni il Garden era aperto a tutti, ai cancelli però è successa la stessa cosa con le guardie, dopo avermi chiesto di identificarmi, sembrava quasi che io fossi atteso. Il Garden è stupefacente, la sua magnificenza non è comparabile a nulla che io abbia mai visto, seppure con Alexis ho viaggiato spesso. Ho quasi subito incontrato Melagor, che pragmatico come al solito, mi ha condotto parlando poco e camminando molto: edifici, colonnati, botole, scale buie, ritratti. In un'enorme sala solo io, lui e una teca di vetro in cima a delle scale. Dentro, un uomo biondo con gli occhi completamente bianchi: la somiglianza era inequivocabile. Harvald giaceva lì davanti a me. Mi sono inginocchiato per rendere omaggio a un sì valoroso condottiero e la mia mente è stata colmata da immagini: guerra, devastazione, e poi il duello. Lui e Dragor che lottano, lui che cade sotto i colpi del male, Thàros che arriva in suo aiuto, cade anch'esso. Poi il miracolo, il corpo del Grande Dragone si fonde con quello di Harvald, che conficca la sua spada nella roccia attraverso il corpo di Dragor, ma poi giace lì, in ginocchio, con gli occhi bianchi, respirando ancora. Riapro gli occhi e mi accorgo: il corpo nella teca respira ancora.
Fuori di lì, le parole di Melagor, ancora una volta poche: "L'ordine vuol dire obbedienza, legalità, rinuncia a tutto. Torna qui stanotte se sarai ancora convinto della tua scelta". Ha parlato anche di una prova, diceva che non sono l'unico a voler entrare nell'ordine. Dovrò tornare lì stanotte, dunque. Ho cercato una locanda per alloggiare, ai cancelli mi avevano detto di una Locanda del Destino. Dentro, gente di tutti i tipi, dei nobili incappucciati a dei tavoli appartati, poveracci e avventori nella sala comune. L'oste chiedeva troppo, mentre contrattavo il prezzo della stanza un tizio incappucciato, di quelli seduti di lato, ha allungato sulla mano delle monete, saldando qualunque conto io avessi mai potuto avere lì, a giudicare da quante erano. Mi chiedo ancora perchè. Non ha voluto dirmi il suo nome, così io non ho voluto dirgli il mio, ma mi ricorderò dei suoi ciuffi biondi, se li rivedrò mai. Sono salito in camera ed eccomi qui a scrivere. Attenderò qui il pranzo, poi farò un giro per la città in attesa che si faccia l'ora.
Spero di avere in futuro il tempo di redigere questo diario, se continua così rischio di dimenticare molto: ho visto troppe cose per due occhi soltanto.
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