7 - Una nuova alba
Il tono bestiale del ruggito, vicino tanto da far quasi sentire l'alito caldo sul volto, gli occhi accesi di fiamme ancestrali e quel feroce sbattito d'ali a coprire il manto nero del cielo. Ma fu l'urlo a svegliarlo nel cuore della notte.
Sofferenza, quanta sofferenza dall'inizio di quella storia: quanto sangue innocente aveva visto scorrere per le strade della sua mente, quanto dolore causato dalla pura malvagità! E lui, che aveva provato il peso della colpa di uccidere, anche se solo per difesa, non poteva accettare che tutto questo avvenisse. Non poteva permetterlo! Era tempo ormai che non comprendeva più queste visioni, da quando aveva lasciato il Garden di Tharos sentiva molto la mancanza del vecchio Melagor e adesso, senza una guida, disperso nelle lande gelide raggiunte senza nemmeno sapere come, la sua fede incrollabile iniziava forse a vacillare? Non era quello il Divino Tharos che lui ricordava, lo splendore purpureo e l'autorevole grazia di cui tutto il Garden risplendeva, non avevano nulla a che vedere con l'immonda bestia dei suoi sogni. Sembrava riuscisse a ricordare solo urla e fuoco, forse per questo le stesse immagini lo tormentavano anche la notte.
Ma adesso che l'antico portale, una volta tradotta l'iscrizione, era stato attivato dalle Aquile e li aveva condotti su quelle gelide montagne, il loro obiettivo era più vicino e concreto: doveva farsi forza, concentrarsi. La sfida lanciata da quel gigante non lo spaventava, sarebbe stata solo l'occasione per conquistare l'approvazione di una tribù sconfiggendone il campione: era usanza nelle terre selvagge, dicevano i codici sui costumi degli altri popoli che un tempo aveva sfogliato nella biblioteca di famiglia.
Un pensiero doloroso, subito scacciato. Alexander, chissà se l'avrebbe mai rivisto.
dal diario di Jamaar
Villaggio dei Giganti
Punto imprecisato del Distretto del Nord
"...Stanotte di nuovo l'immondo Drago ha visitato i miei sogni. Ho sentito il suo alito sulla mia faccia e un urlo mi ha destato. All'inizio pensavo fosse qualcuno del gruppo, ma non sono riuscito a scorgere nulla che mi confermasse quest'ipotesi; poi mi sono accorto che Kah dormiva piuttosto vicino a me -il suo animo è puro come la neve che ci circonda, ma del suo alito ahimé non si può dire altrettanto- forse per il freddo e la cosa mi ha rassicurato. Sento il legame con quest'omone stringersi, ed è piacevole di questi tempi sentire al proprio fianco una presenza amichevole.
Mi manca mio fratello, e avrei anche bisogno di conversare a lungo con il vecchio Melagor per fare chiarezza su queste visioni notturne: non credo infatti che siano semplici sogni, non lo sono mai stati e non credo che le cose siano destinate a cambiare proprio adesso. Non queste, almeno.
Il sole sta per sorgere, è meglio che io dismetta le vesti dello scriba e inizi a prepararmi per lo scontro. Chiederò ad Aniril di stare al mio fianco: solo una fede incrollabile potrà essere davvero d'aiuto."
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