Mighty Warriors

Gloria al Prescelto, Gloria all’antico, Gloria perpetua, in quest’alba di vittoria!!!!
"Alla corte del sommo re Chaos, solo il sangue potrà scrivere le proprie tragedie…."
I guerrieri Divini marciano dai picchi argentei guidati dai venti dorati, del mondo onniscienti….

Monday, August 14, 2006

1 - Destino

Ancelot - Locanda del destino

Sono finalmente arrivato nella Capitale. Un uomo con un carro mi ha risparmiato un paio di giorni di pesante cammino: vedevo intorno a noi sempre più gente, sembra che questa festa sia davvero importante per attirare così tante persone. Una sosta del mio ospite mi ha inoltre permesso di fornirmi di un equipaggiamento adeguato per quello che mi aspetta: un fabbro ha adattato una sua corazza al mio fisico, mi sento un grosso lucertolone rumoroso e metallico, ma sono sicuro che non avrò grosse difficoltà a muovermi, se dovesse servire; ho preso anche uno scudo e una spada, una spada vera, non il mio stuzzicadenti, come lo ha sempre chiamato Alexis. Spero di non doverle usare, invero.

Ai cancelli di Ancelot, Rasheed, l'uomo del carro, sembrava avere dei problemi con le guardie, quando sono sceso mi chiedevano se fossi suo figlio, ma quando ho detto chi ero, stupiti, hanno subito smesso di fare domande e ci hanno lasciati entrare. Ho dato qualche moneta a Rasheed e mi sono incamminato tra la folla: nessuno sembrava far caso a me, la cosa mi solleva. La città è come la ricordavo: enorme, affollata e fredda. Mi sono diretto subito verso il Garden, sulla via c'era il tempio di Pelor, sono entrato e l'ho ringraziato per la buona riuscita del viaggio.

Mi avevano detto che in questi giorni il Garden era aperto a tutti, ai cancelli però è successa la stessa cosa con le guardie, dopo avermi chiesto di identificarmi, sembrava quasi che io fossi atteso. Il Garden è stupefacente, la sua magnificenza non è comparabile a nulla che io abbia mai visto, seppure con Alexis ho viaggiato spesso. Ho quasi subito incontrato Melagor, che pragmatico come al solito, mi ha condotto parlando poco e camminando molto: edifici, colonnati, botole, scale buie, ritratti. In un'enorme sala solo io, lui e una teca di vetro in cima a delle scale. Dentro, un uomo biondo con gli occhi completamente bianchi: la somiglianza era inequivocabile. Harvald giaceva lì davanti a me. Mi sono inginocchiato per rendere omaggio a un sì valoroso condottiero e la mia mente è stata colmata da immagini: guerra, devastazione, e poi il duello. Lui e Dragor che lottano, lui che cade sotto i colpi del male, Thàros che arriva in suo aiuto, cade anch'esso. Poi il miracolo, il corpo del Grande Dragone si fonde con quello di Harvald, che conficca la sua spada nella roccia attraverso il corpo di Dragor, ma poi giace lì, in ginocchio, con gli occhi bianchi, respirando ancora. Riapro gli occhi e mi accorgo: il corpo nella teca respira ancora.

Fuori di lì, le parole di Melagor, ancora una volta poche: "L'ordine vuol dire obbedienza, legalità, rinuncia a tutto. Torna qui stanotte se sarai ancora convinto della tua scelta". Ha parlato anche di una prova, diceva che non sono l'unico a voler entrare nell'ordine. Dovrò tornare lì stanotte, dunque. Ho cercato una locanda per alloggiare, ai cancelli mi avevano detto di una Locanda del Destino. Dentro, gente di tutti i tipi, dei nobili incappucciati a dei tavoli appartati, poveracci e avventori nella sala comune. L'oste chiedeva troppo, mentre contrattavo il prezzo della stanza un tizio incappucciato, di quelli seduti di lato, ha allungato sulla mano delle monete, saldando qualunque conto io avessi mai potuto avere lì, a giudicare da quante erano. Mi chiedo ancora perchè. Non ha voluto dirmi il suo nome, così io non ho voluto dirgli il mio, ma mi ricorderò dei suoi ciuffi biondi, se li rivedrò mai. Sono salito in camera ed eccomi qui a scrivere. Attenderò qui il pranzo, poi farò un giro per la città in attesa che si faccia l'ora.

Spero di avere in futuro il tempo di redigere questo diario, se continua così rischio di dimenticare molto: ho visto troppe cose per due occhi soltanto.

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